Storia della cosmesi
Nell'antico Egitto la bellezza e la cura del corpo avevano un ruolo fondamentale. Per gli Egizi il corpo era considerato un luogo sacro e credevano nel proseguo della vita e della bellezza. L'igiene quotidiana era fondamentale: i deodoranti venivano preparati con scorze di carrubba o farina di avena mescolata a resine profumate. Gli Egizi utilizzavano pomate e balsami per ammorbidire la pelle. Per mantenere la pelle morbida usavano una miscela di creme a base di natron, alabastro, miele e sale marino, mentre per colorare il corpo, le unghie e le labbra veniva utilizzata l'ocra rossa diluta con grasso e resine. I colori utilizzati per gli occhi erano due: il verde ricavato dalla malachite e il nero estratto dalla galena. Il bistro, il moderno mascara, era composto da polvere di galena mescolati con grassi, resine e linfa di sicomoforo.


Nell'antica Roma uomini e donne erano molto attenti alla cura del loro aspetto. Balsami e unguenti avevano un costo considerevole.
Abbiamo diverse fonti dalle quali attingere per avere informazioni riguardanti le pratiche cosmetiche romane, ad esempio la "Naturalis Historia" di Plinio il Vecchio, è una sorta di enciclopedia che racchiude tutte le proprietà delle erbe e prodotti naturali, mentre dal "De medicamine faciei feminae" di Ovidio ritroviamo tutte le notizie su quelle che erano le pratiche cosmetiche, e così come i loro vicini greci, anche gli uomini romani preferivano una bellezza naturale.
Alle terme, luogo frequentato da ogni ceto sociale, il corpo veniva lavato e dopo l'igiene, ovviamente, si passava al trucco. La cosmesi (dal greco kosmeo - adornare) si distingueva in ars ornatrix, che si occupava della cura terapeutica della pelle e veniva fatto largo uso di maschere, unguenti e balsami; e ars fucatrix, che era l'arte del trucco ingannatore. Il trucco delle donne romane era caratterizzato da intensità e stili differenti, frutto delle contaminazione dei vari popoli, ma era anche un segno distintivo delle diverse classi sociali di appartenenza, così come lo era possedere cosmetici, strumenti e personale addetto alla toeletta. Le "Cosmetae" erano le schiave addette alla preparazione dei cosmetici e la donna ricca, la "Domina", veniva coccolata da più di una ancella, veniva truccata, massaggiata e depilata. Il viso veniva curato con creme alla lanolina e si faceva largo uso di maschere per il viso, la più in voga era quella ideata da Poppea a base di latte d'asina per avere la pelle liscia e chiara, ma non mancavano altre preparazioni a base di placenta di mucca per l'acne, fiele di toro e asino per le macchie, il burro per i brufoli, il bicarbonato per cicatrizzare e gli estratti di genitali di vitello per le dermatiti!
All'ars fucatrix appartenevano i cosmetici veri e propri primo fra tutti era il fondotinta e le donne romane non uscivano mai senza. Era un prodotto a base di miele, sostanze grasse, cerussa (che dava luminosità) e una piccola quantità di pigmento rosso per mantenere l'incarnato roseo. Dopo il fondotinta si applicava una polvere di ematite per risaltare ancora di più la luminosità e infine su tutto il corpo si cospargeva di cipria (farina di fave) il lomentum. Talvolta si utilizzavano anche nei finti che in base al loro posizionamento assumevano un significato specifico. .
Il viso e le braccia erano schiariti con gesso e biacca.
Per completare il trucco le donne romane solevano tingersi le guance di rosso, mentre gli occhi erano bordati di nero con polveri o con il khol egizio e quest'ultimo era usato anche come mascara. Sulle palpebre venivano usati ombretti colorati di origine minerale e le sopracciglia erano ben delineate piuttosto tonde e ravvicinate alla greca. Infine il rossetto per le labbra era rosso, di gran moda presso i romani, ed era ottenuto dal fucus, un'alga rossastra, da minerali come il cinabro, solfuro di mercurio, o dai molluschi da cui si estraeva la porpora.

I romani avevano una gran cura anche dei loro denti, usavano dentifrici a base di bicarbonato, salvia, pietra pomice o soda.
Le donne romane amavano tingersi i capelli e i colori in voga erano il nero, ottenuto con il mallo di noce, il biondo, il rosso, il biondo rame e non mancavano colori azzardati come l'azzurro e l'arancione spesso portati da donne di malaffare, esattamente come il trucco pesante! Queste tinture però alla lunga rovinavano i capelli e presto si diffuse l'uso delle parrucche, realizzate con pettinature complesse e di dimensione talvolta faraoniche. Infine le mani, le romane avevano cura anche del dettaglio, facevano la manicure e tingevano le unghie con l'henna.
A quanto pare anche gli uomini non disdegnavano affatto interventi cosmetici per apparire più belli e seducenti.
Il "Dominus", infatti, era solito farsi fare la barba dal proprio schiavo, dopodiché passava a epilarsi, utilizzando una pinzetta, le sopracciglia e i peli superflui di collo e nuca, e in casi eccezionali alcuni uomini ricorrevano addirittura alla ceretta a base di pece e resine. Anche gli uomini come le donne tingevano i capelli, ovviamente per coprire quelli bianchi, alcuni ricorrevano al riporto in presenza di calvizie, mentre altri utilizzavano parrucchini o toupet. Esistevano già al tempo lozioni miracolose per la ricrescita ma erano ovviamente del tutto inefficaci!